“Chi, lavorando tra i campi, tra la fame e la sete, non ha trovato sollievo nell’assaggio di quelle dolcissime gocce trasparenti che la vigna butta fuori per salutarci, dopo il lungo sonno dell’inverno?”. Così esordisce nonno Pietro, mentre ci spiega il fenomeno delle “vigna che piange”.
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Nelle ultime settimane di marzo e gli inizi di aprile, le viti ci comunicano il loro risveglio attraverso un fenomeno che desta sempre meraviglia: il pianto.
Questo accade non appena le temperature si alzano oltre i 10° e l’attività linfatica riprende con entusiasmo. E’ una sovrabbondanza di “energia” a generare quello che chiamiamo “pianto”, ma in realtà costituisce il segno di un ritorno alla vita: in prossimità dei segni delle potature, sgorgano delle piccole gocce di liquido dolce e trasparente, la linfa, che dal fusto risale impetuosamente verso i rami, per irrorare la pianta e, in qualche modo, disinfettare e cicatrizzare “le ferite” della potatura.
Una volta terminato questo processo, che può durare anche giorni, con lacrimazioni davvero consistenti, ogni 30-60 secondi, avrà inizio la fase di germogliamento. E la vite, su cui compaiono i primi germogli, comincerà a rivestirsi in attesa della fioritura di maggio.
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